domenica 29 marzo 2009
E’ vero che l’ipertermia, in alcuni casi, può peggiorare la situazione?
Se diamo per scontato che utilizziamo la metodica su una patologia per cui ci sia una corretta indicazione, se utilizziamo le piastre di una giusta dimensione ed in una corretta posizione, se utilizziamo un’adeguata potenza e un esatto tempo e frequenza di trattamento, se il sistema immunitario del nostro paziente è in buone condizioni, se raggiungiamo una precisa e determinata temperatura, se le lesioni sono contenute all’interno dell’area riscaldata, se ecc ecc…, abbiamo la ragionevole probabilità di ottenere un buon risultato. Questo va dall’arresto di progressione di malattia ad una riduzione, che può essere più o meno importante, delle dimensioni e del numero delle lesioni. Tutto questo non è fantascienza. E’ stato più volte e da più parti, scientificamente dimostrato. Infatti stiamo parlando di una metodica ufficialmente riconosciuta in tutto il mondo. In una prima fase, però, che può essere più o meno lunga, si può osservare (con ecografia, t.a.c. o risonanza magnetica nucleare) un aumento delle dimensioni delle lesioni dovuto all’edema, alla necrosi e colliquazione dei tessuti malati per effetto del surriscaldamento. Solo in una fase successiva, invece, il sistema immunitario fagociterà (mangerà, porterà via) le cellule necrotiche (cioè morte) e solo allora si potrà valutare l’entità del risultato positivo, finale. Attenzione però. All’inizio ho premesso che si utilizzi la metodica in maniera corretta. Di certo, quindi, è anche vero il contrario: se si utilizza la metodica in modo inopportuno si possono documentare danni che limiterei a ustioni cutanee, fastidiose ma non mortali. A livello di malattia, invece, assisteremo ad una lenta, graduale ma inesorabile sua progressione. Del resto, qualunque metodica terapeutica non correttamente utilizzata permetterà e determinerà la continuazione della malattia nella sua nefasta corsa e il cancro… non fa eccezione!
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